MUTISMO SELETTIVO

La storia di Bea

I genitori di Bea non sentivano la voce della figlia da due anni e mezzo. Esattamente dal 15 ottobre del 2012. Quella data loro se la ricordavano bene: Bea li aveva salutati con un “ciao” sonoro, un bacio e poi era entrata alla Scuola dell’infanzia, come ogni mattina. Lo stesso pomeriggio Bea ha smesso di parlare.

Dopo essere stati seguiti da una psicologa, senza risultati, la mamma trova il sito dell’Ai.Mu.Se, e da sola ipotizza la diagnosi. Dopo aver ricevuto il nome del Centro Medici in Famiglia, pur abitando lontano, i genitori fissano subito un appuntamento perché Beatrice nel frattempo è cresciuta, sta frequentando la prima classe della scuola primaria e fatica ad imparare.

Arrivati in studio la diagnosi pensata dalla mamma è confermata: Mutismo Selettivo, con l’aggravate di essere progressivo cioè di portare, chi ne soffre, ad un mutismo totale. Non c’è tempo da perdere, sono passati fin troppi anni, ma il lavoro terapeutico mirato porta nel giro di pochi mesi al recupero del linguaggio verbale in casa e all’immediata rinascita della fiducia nei genitori verso una risoluzione del problema. La collaborazione continua e quasi quotidiana con la scuola produce un buon recupero del programma scolastico. Bea inizia ad aprirsi, ma il linguaggio verbale è usato solo con i genitori e con la terapeuta. E’ necessario allora accelerare e potenziare il processo di apertura iniziato: l ’esperienza della terapia residenziale, la “Vacanzina”, proposta ai genitori è servita come trampolino di lancio per l’uso della parola con gli altri. Tornata a scuola, la piccola ha iniziato dapprima a parlare con una maestra, e poi si è aperta con le altre insegnanti e con i compagni.

Due anni dopo Bea smette di andare in studio ma chiacchiera al telefono con gli specialisti e racconta dei suoi progressi scolastici e sportivi. E’ una bambina felice, bellissima, a scuola è molto brava ed è piena di amici.

 

Ambito di intervento:

Il Mutismo Selettivo è un disturbo poco conosciuto ed apparentemente abbastanza raro che colpisce prevalentemente i bambini, caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma.

Il Mutismo Selettivo non è un fenomeno dovuto a qualche disfunzione organica o ad un’incapacità correlata allo sviluppo, ma è un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia. Nonostante vogliano farlo, i bambini muto selettivi NON riescono a parlare fuori casa o in presenza di estranei, si bloccano, e ciò avviene in particolare in luoghi pubblici o nei contesti sociali come, ad esempio, l’asilo o la scuola. Al contrario di quanto avviene in tali contesti, spesso i bambini muto selettivi a casa, negli ambienti familiari e con le persone con cui si sentono a loro agio, si esprimono normalmente. D’altro canto però, nei casi più gravi, il mutismo può diventare totale. Normalmente la comparsa del mutismo avviene intorno ai 3 anni, può durare solo pochi mesi ma se non riconosciuto e trattato può permanere per molti anni o per sempre lasciando conseguenze importanti e invalidanti.

Da due anni Panda, in collaborazione con Medici in Famiglia, affronta il Mutismo Selettivo con straordinario successo grazie a un progetto innovativo ed unico perché, attraverso una metodologia integrata, unisce all’approccio psicologico clinico l’approccio educativo, riabilitativo, la ricerca, il lavoro con il territorio e con le famiglie.

Panda si propone di essere nel 2017 il centro di riferimento a Milano e in Lombardia per promuovere e garantire una diagnosi tempestiva attraverso una corretta e appropriata terapia per bambini con mutismo selettivo e per le loro famiglie. Il progetto si pone inoltre gli obiettivi di ricerca clinica e formazione specifica rivolta agli operatori che si occupano di tale disturbo.

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